LO SCUDETTO REVOCATO
di Sergio Donna
26 Gennaio 2017, ore 21, a Frossasco (To), Ingresso libero
Nella sede storica della Società di Mutuo Soccorso fra gli Operai ed Agricoltori di Frossasco
Via Ferreri 16, Frossasco (To)

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LO SCUDETTO REVOCATO

di Sergio Donna
26 Gennaio 2017, ore 21, a Frossasco (To), Ingresso libero
Nella sede storica della
Società di  Mutuo Soccorso fra gli Operai ed Agricoltori di Frossasco
Via Ferreri 16, Frossasco (To)
con la collaborazione del Toro Club Frossasco-Ermanno Eandi
e del Museo Regionale dell’Emigrazione Piemontese.

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SERGIO DONNA | “LO SCUDETTO REVOCATO”
Storia romanzata ispirata a un presunto illecito sportivo che portò alla revoca del primo scudetto conquistato sul campo dal Torino FC, vincitore del Campionato di Calcio 1926-1927

Sergio Donna è uno scrittore ed un poeta torinese-torinista, con il Toro nel cuore, dai sentimenti eleganti che si rispecchiano nei versi delle sue poesie e nelle trame dei suoi romanzi. Con questo libro, riesce a riportarci nell’ambiente torinese degli Anni Venti, ricamando con perizia narrativa e affettuosa partecipazione vicende storiche e aspetti romanzeschi.

“Lo scudetto revocato” ruota inevitabilmente sulla figura dello studente universitario Francesco Gaudioso, testimone o autore del passaggio di una busta dal misterioso contenuto fra il dirigente del Torino Guido Nani e Luigi Allemandi, giocatore della Juventus. Certo il caso Allemandi, e tutta la vicenda processuale che porterà alla revoca del primo scudetto granata, ferisce per come si è sviluppato: emerge un’inquietante impotenza di fronte a disegni dittatoriali vicini nel tempo al delitto Matteotti, ma ancora lontani dalla promulgazione delle disumane leggi razziali, dalle pagine drammatiche connesse alla Seconda Guerra Mondiale.

Rimane impresso nel lettore il sostanziale disincanto con cui il giovane siciliano affronta una vicenda imprevista quanto paradossale. È come se incontrassimo, per magia, un caro amico che ci fa partecipe della sua tenacia intellettuale, del suo tenero innamoramento per Edvige Gardin, della sua genuina e sana fede calcistica per i colori granata, del suo inossidabile ottimismo. E insieme a lui ci troviamo in una Torino viva, propositiva, amante del lavoro, faro di libertà.

Il secondo lustro degli anni Venti del XX Secolo ha calcisticamente penalizzato, a causa di determinanti intromissioni del Partito Fascista, le due compagini torinesi, che sotto la guida lungimirante e passionale di Edoardo Agnelli (sponda bianconera) e del Conte Marone Cinzano (sponda granata) stavano allestendo spettacoli per palati fini, a cominciare dalla costruzione di due santuari per i propri tifosi, il Campo di Corso Marsiglia da una parte e il mitico Filadelfia dall’altra.

La Juventus, Campione d’Italia nel 1925/26, dovette rinunciare nell’estate del 1926 alle formidabili giocate di Ferenc Hirzer, la gazzella magiara autore di 35 reti in 25 partite, in quanto venne varata una legge dai connotati decisamente nazionalistici che non consentiva ai giocatori stranieri di militare nel nostro campionato. Il fuoriclasse, perché Hirzer era un autentico fuoriclasse, ritornò in Ungheria. Sorte ancora peggiore capitò l’anno seguente al Torino, vincitore del torneo nazionale con un gioco altamente spettacolare grazie al trio d’attacco Baloncieri, Libonatti  e Rossetti, ma che non poté fregiarsi del titolo a causa di un caso di corruzione mai chiarito fra i dirigenti granata e il terzino bianconero Luigi Allemandi per favorire la vittoria del Torino nel derby della Mole del 5 giugno 1927. Vittoria che arrise ai granata, è vero, ma in una partita in cui l’Allemandi – si veda il commento di Vittorio Pozzo sulle colonne de “La Stampa” – risultò uno dei migliori in campo. A muovere i fili di questa intricata e strana faccenda da Bologna il potente gerarca Leandro Arpinati, presidente della Federcalcio, sfegatato tifoso della squadra felsinea, principale rivale del Torino.

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