RIEVOCAZIONI storiche del Piemonte – Dietro l’obiettivo della macchina fotografica di Beppe Lachello

RIEVOCAZIONI storiche del Piemonte

Dietro l’obiettivo della macchina fotografica di Beppe Lachello

PRESENTAZIONE

 
Il libro di Beppe Lachello, fotografo-poeta, è più di un’opera monografica di prestigio dedicata ai Gruppi Storici del Piemonte. È molto di più: è un compendio d’immagini e di visioni poetiche, colte e vissute attraverso l’obiettivo della fotocamera dell’Autore, per cristallizzare, da un lato, momenti di storia traslati nel presente, e d’altro lato, per collegare tra loro i mille e mille fotogrammi di una pellicola di scatti in sequenza, a comporre il film della storia del popolo piemontese.

La rara sensibilità artistica di Beppe Lachello fa sì che le sue fotografie diano sempre la sensazione di un che di dinamico nello spazio e nel tempo: anche quando i personaggi degli scatti si bloccano nel fermo-immagine, in realtà lo fanno solo per comporre degli stupefacenti tableaux vivents. Lachello ci accompagna nei secoli passati in un percorso in avanti e indietro al tempo stesso, prendendoci per mano, e facendoci rivivere con gli occhi della mente, e con le emozioni del cuore, esperienze di vita passate, tragiche, guerresche, o gioiose, ma che hanno lasciato nel tempo, in ciascuno di noi, figli di questa terra piemontese, un solco di ricordi inconsci, riverberanti d’un sorprendente e affascinante effetto déja-vu.

E così, eccolo fotografo di guerra, o di corte, o semplice reporter, a spasso nei secoli, nel bel mezzo del Seicento del re Sole (come quando affonda nelle zolle delle campagne di Alpignano, insieme ai soldati del piemontese Conte Provana); o anche in pieno Medio Evo, magari pellegrino in un freddo e spoglio ricetto; oppure riverito ospite a palazzo per un lauto banchetto.

Lachello sa cogliere l’attimo “fotografico” nel luogo e al momento più opportuno: come negli accampamenti tra i campi di grano e i prati della Marsaglia, quando condivide con i soldati piemontesi l’ansia della vigilia della battaglia (1693): i Francesi di Catinat e del Duca di Vendôme sono temibili e in sovrannumero, ma la prima linea piemontese del Feldmaresciallo Caprara e la Cavalleria del Principe Eugenio sapranno vendere cara la pelle.

Oppure ci appare in pieno Settecento, sulle alture dell’Assietta, tra le urla dei soldati piemontesi, che in minoranza numerica, ma in netta superiorità di audacia ed eroismo, riescono a respingere con successo gli attacchi dell’esercito francese invasore, guidato del generale Armand Fouquet di Bellisle, e costringono il nemico, sconfitto, alla ritirata.

Ma Lachello sa anche condurci nel vivo dei momenti di festa, e introdurci nelle celebrazioni di un lontano e colorato palio medievale, come quello di Avigliana, per ricordare l’accoglienza riservata dal Conte Rosso – amato signore di queste terre – a Valentina Visconti, quando la nobile fanciulla si trovò di passaggio sulle sponde dei due laghi subalpini, mentre era diretta verso la magione del suo promesso sposo, Luigi di Valois, fratello del re di Francia.

Sfogliando le magnetiche e suggestive fotografie del libro, talora ci sembra di sentir uscire dalle pagine gli ordini spietati del famigerato generale francese Nicolas Catinat, vera ossessione dei Piemontesi, il cui nome è rimasto impresso, indelebile come un tattoo nell’immaginario collettivo dei nostri antenati, per le angherie cui sottopose la popolazione, sia nelle campagne, che nei centri urbani.  Lachello sa scoprirlo là dov’è, e  lo fotografa in siti diversi: e non c’è da stupirsi, dal momento che Catinat imperversò in lungo e in largo in Piemonte. Eccolo a Barge, ad esempio, ma anche a Staffarda (1690): ovunque, i Piemontesi cercheranno di combatterlo fino all’ultimo sangue per difendere il proprio territorio.

Fluenti abiti e drappeggi barocchi accarezzanti le sale delle residenze nobiliari torinesi, come a Palazzo Falletti di Barolo, a Palazzo dal Pozzo della Cisterna, o a Palazzo Reale; sguardi curiosi che si schermiscono dietro ventagli di trine, retti da candide mani di damine intente a pettegolezzi di corte; ufficiali in chepì, chini su incartamenti scritti con calligrafie ampollose, pronti a firmare piani di battaglia; deschi medievali pantagruelici su eleganti tavole imbandite; damigelle allo specchio, intente a contemplare il loro sorriso; coppie di dame e cavalieri che volteggiano al suono di trascinanti valzer viennesi… Tutto questo Lachello coglie nel suo obiettivo. Un obiettivo curioso, certo, ironico, sagace, ma mai indiscreto: anzi generoso nel cogliere, perché lo fa per restituirci quella bellezza sfuggente che occhi distratti o non avvezzi all’arte dello scatto spesso non scorgono.

E poi i personaggi: ci appaiono come veri, come se fossero costruiti in 3D dall’obiettivo della macchina fotografica, e sembra che per incanto, da un momento all’altro, possano persino volgerci lo sguardo, smaniosi di parlarci. È il caso del cardinal Bartolomeo Pacca, segretario di Pio VII, recluso nel carcere di Fenestrelle (1809); oppure del misterioso prigioniero con la Maschera di Ferro, che trascinato dalle guardie per le vie di Pinerolo, sembra implorarci pietà per la sua sofferenza. Ma è con la rievocazione dell’assedio di Torino (1706) che Lachello ci conduce davvero nei ranghi dei Dragoni, nel cuore della battaglia, al seguito di Vittorio Amedeo II e del Principe Eugenio, e ci fa cavalcare, a spada sguainata e tra raffiche di fucileria, alla rincorsa dei Francesi in rotta.

Lachello ci fa scoprire storie tenere e romantiche, come ci ricorda gli effimeri fasti (e il fallimento) dell’epopea napoleonica, ostentati nella Palazzina di Caccia di Stupinigi, dove rivivono per noi Paolina Bonaparte e il suo consorte Camillo Borghese, governatore del Piemonte, derubricato a semplice provincia francese (1808). Né ci fa mancare l’emozione dei primi viaggi in treno su romantiche antiche carrozze trainate da fumose locomotive a vapore.

Tutto questo è nel libro, tutto questo passa per l’obiettivo di Beppe Lachello.

Un libro di fotografie, bellissimo e istruttivo, per viaggiare nel passato-presente dell’oggi e della storia, in compagnia dei favolosi Gruppi Storici piemontesi.

Sergio Donna
Presidente Associazione Monginevro Cultura

Cultura, Storia e Tradizioni del Territorio

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