STORIE E RACCONTI DIMENTICATI | STÒRIE E CONTE DËSMENTIÀ

Storie e Racconti dimenticati | Stòrie e Conte dësmentià
di Sergio Donna

Illustrazioni di Ilaria Urbinati
Spartiti musicali di Giuseppe (Beppe) Novajra

Ël Torèt | Monginevro Cultura


Stòrie e Conte dësmentià | Storie e Racconti dimenticati

Questo libro di Sergio Donna contiene quattro inediti racconti, di cui due sono ambientati nella Torino di barriera d’inizio Novecento (precisamente in Borgo San Paolo e alla Barriera di Casale), e due nelle campagne limitrofe alla città. Accanto alla stesura in piemontese, per tutte le storie è proposta a fronte anche la versione in italiano. Ciò per consentire due approcci di lettura completamente autonomi, ma che possono essere correlati e confrontati tra loro, intanto per comprendere meglio il senso di certe espressioni o modi di dire piemontesi, quando necessario, oppure semplicemente per rendersi conto di come le due lingue possano seguire un percorso parallelo, ma con colori e toni espressivi assolutamente diversi e di pari dignità.

In quegli anni Torino viveva una grande espansione demografica, sulla spinta della crescita industriale del Paese. Le fabbriche s’insediavano a decine nelle aree al di fuori della cinta daziaria, dove i terreni erano più a buon mercato, e attorno ai nuovi insediamenti industriali si edificavano nuove case e nuovi palazzi per accogliere gli immigrati. Provenivano soprattutto dalle campagne vicine e dalle altre province piemontesi, ma non mancavano i primi flussi di migranti dalle regioni meridionali e dal Nord-est, e già si stavano facendo massicce le comunità di immigrati dal Veneto, dalla Campania, dalla Calabria. A quei tempi, soprattutto nei quartieri operai, tutti parlavano il piemontese. Lo si parlava al mercato, nelle strade, nelle botteghe. Lo si parlava soprattutto nelle fabbriche, dove anzi si utilizzava una sorta di linguaggio in codice, molto tecnico, per indicare gli attrezzi di lavoro, le tecniche e le fasi delle lavorazioni, ecc. I contadini, dal canto loro, apportavano la terminologia legata alla loro cultura, ai loro attrezzi, alle loro attività artigiane complementari di quella rurale. Una contaminazione di termini e di culture che a sua volta finì per dare origine ad una neocultura di barriera, frutto della fusione di esperienze, valori, e tradizioni diverse (di matrice urbana e rurale). Anche  i forestieri erano costretti ad imparare in fretta il piemontese, e persino quel linguaggio gergale operaio, che un po’ alla volta finì per essere esportato all’esterno delle fabbriche, diventando una koiné caratteristica delle comunità di barriera.

Le quattro storie, di piacevole lettura, alternano i toni della tipica commedia degli equivoci, a momenti più drammatici o patetici; talora toccano situazioni di comicità quasi grottesche oppure paradossali, tipiche dei racconti fiabeschi, e sono certamente adatte ad un pubblico infantile, ma parimenti risultano interessanti e gustose anche per un pubblico adulto. Scorrere le pagine del libro, peraltro illustrate in modo eccellente dalle tavole di Ilaria Urbinati, significa respirare quella irripetibile atmosfera d’antan che avvolgeva i borghi torinesi nel primi decenni del Novecento, dove nelle strade ancora risuonavano vivaci le voci dei bambini, o quelle delle massaie e dei fruttivendoli nei mercati rionali, gli scampanellii argentini delle biciclette, o lo stridio sui binari delle cigolanti vetture tranviarie, ma anche, in sottofondo, il tonfo sordo e ritmato delle presse delle fabbriche. Sensazioni di cui abbiamo sentito parlare solo nei racconti dei nostri vecchi. Il libro ce le fa vivere. E nel leggerlo, forse ci sembrerà di riascoltare la voce dei nostri nonni, quando ci raccontavano le loro storie e i loro racconti bizzarri e curiosi, che noi ascoltiamo incantati e in assoluto silenzio.

Il cantautore Giuseppe (Novajra), musicista e piemontesista, che ha effettuato la revisione dei testi in piemontese di Storie e Racconti dimenticati | Stòrie e Conte dësmentià, ispirandosi ai quattro racconti in esso contenuti, ha composto otto canzoni, di cui quattro in piemontese e quattro in italiano:  Diavoli angeli e An fond (ispirate a Cric e Croc e Manicodancino | Crich e Cròch e Man-idansin); I dispetti di Pierino e Gioanin pèt pèt sigala (ispirate a Giovannino mezzo scemo | Gioanin mes fòl); Uomo disumano e Bestia a chi? (ispirate a La volpe e la lepre | La volp e la levr); e la coppia di canzoni Falsi amici e Ij fàuss amis (ispirate a Manco, Tanco e Ciuffoloncanestro | Manco, Tanco e Sìfolansëstin).

Nel libro sono riportati, oltre ai testi completi delle canzoni, anche gli spartiti dei refrains.  Chi ha una chitarra ed ha delle nozioni musicali, potrà cimentarsi nella loro esecuzione: un’idea originale per un’insolita serata o una veglia (vijà, in piemontese) da trascorrere in compagnia, alternando l’esecuzione delle canzoni con la lettura del libro, magari alla presenza dei bambini. È prevista l’uscita di un prossimo CD con la raccolta completa delle otto canzoni di Novajra, con lo stesso titolo del libro: Stòrie e Conte dësmentià.

Le canzoni di Beppe Novajra | Le canson ëd Beppe Novajra

Lo chansonnier torinese Giuseppe Novajra, dopo la lettura del libro di Sergio Donna Storie e Racconti dimenticati | Stòrie e Conte dësmentià, di cui come piemontesista ha revisionato i testi in piemontese, ha composto ad hoc la musica e le parole di quattro coppie di canzoni ispirate ai racconti del libro. Di ogni brano ha scritto sia la versione in italiano che quella in piemontese, con testi che nelle due lingue spesso divergono notevolmente. Novajra ha composto una coppia di canzoni per ogni capitolo (per un totale di otto brani). Il compositore, sensibile ed ironico, trae spunto dai vari personaggi che si muovono nel libro di Sergio Donna, dal loro tratto psicologico, dai valori positivi ma anche dalla filosofia spiccia e di matrice popolare (urbana o campagnola) che ispira le loro azioni, per rileggere i racconti in un’inedita chiave musicale-psicologica, con acume critico e indiscussa bravura.

Beppe NovajraGiuseppe (Beppe) Novajra, nato a Poirino nel 1948, chansonnier in lingua piemontese e italiana, è autore di canzoni e di commedie musicali in entrambe le lingue. Come cantautore partecipa a recitals, rappresentazioni teatrali, conferenze, presentazioni di opere letterarie, in collaborazione con scrittori e con compagnie di teatro. Come “brandé” contribuisce alla salvaguardia e alla diffusione della lingua e della culturadel Piemonte. Il repertorio di Novajra spazia dalle canzoni storiche della tradizione popolare del Piemonte a composizioni di propria realizzazione, ispirate alla storia e alle radici del territorio e allo stile di vita dei suoi abitanti. Nell’ambito delle Canson dla piòla, interpreta sia brani di autori anonimi che di autori noti. Ha scritto nelle due versioni, in piemontese e in italiano, commedie musicali tratte da Pinocchio, Odissea, Peter Pan, Gelindo, Don Chisciotte, alcune delle quali rappresentate a teatro. Tra i suoi recenti CD musicali, ricordiamo Mè Borgh San Pàul | Milaneuvsent (2010), Ël Torèt | Monginevro Cultura e Globale (2011), a cura di Zedde Editore. Con Sergio Donna, ha pubblicato l’Armanach Piemontèis Mè Borgh San Pàul 2012.

Recensione di Vittorio Fenocchio
Centro Studi Piemontesi | Ca dë Studi Piemontèis

Per arcreé l’atmosfera ‘d cost ultim amusant lìber ëd Sergio Donna, ch’a conten doe bele stòrie ‘d campagna e doe conte ‘d sità, tute ambientà al prinsipi dël Neuvsent, i podrìa comensé con: “La stòria a l’é bela, a fà piasì contela: veusto ch’it la conta?”. Ma pensandje bin, a l’é mej ch’av la conta chiel. Antant përchè le stòrie chiel a sa conteje mej che mi. E peui, përchè a son sò arcòrd, arcòrd ëd gioventura, ch’a l’ha trovà fognand ant soa memòria ‘d masnà, sensìbil e dlicà, atent al dësrolé dla vita con tuti ‘j sò trafen stravirant, ma con le rèis bin fongà an soa tèra. Donna a l’è chërsù al Borgh San Pàul, un quarté ‘d Turin motobin antrigant për le trasformassion bolversante da borgh agrìcol a industrial, che tra la fin ëd l’Eutsent e ‘j prim vint ani dël Neuvsent a l’han portà na neuva manera ‘d vive, con ij palass, le bòite e le fàbriche ch’a chërsìo a randa dij camp e dj’òrt. Parèj, le tradission campagnin-e a son mës-ciasse con cole ovriere: e an coste Stòrie e Conte dësmentià, Donna a sà cheuje bin le doe ànime (cola ‘d campagna e cola sitadin-a) che sovens a ven-o fòra ‘nt ij përsonagi. Tut sòn, mantnend — e sortut sossì a l’é për mi la còsa pì anciarmanta — la lenga genita dle soe rèis. Un pensé vreman gentil vers ij foresté, e ‘j piemontèis pì gargh, a l’é stàit col dë smon-e a front la version an lenga nassional. I m’àuguro che sortut ij giovo a ‘rtreuvo argoment ëd meditassion sij prinsipi fondamentaj dla nòstra tradission e dla nòstra coltura, anandianse pròpri da l’arcòrd e dal rispet che Sergio Donna a pòrta për sò papà, ch’a l’ha chërsulo trasmetendje ‘j valor fondant ëd nòstra manera ‘d vive an comunità. Un bel lìber, tut da lese, magara a randa dël feu e con le masnà davzin.

Tòjo Fnoj (Vittorio Fenocchio)
Ca dë Studi Piemontèis

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